<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Lecco Psicologi</title>
	<atom:link href="https://leccopsicologi.it/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://leccopsicologi.it/</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Tue, 29 Apr 2025 06:42:05 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.0</generator>

<image>
	<url>https://leccopsicologi.it/wp-content/uploads/2020/06/cropped-favicon-32x32.png</url>
	<title>Lecco Psicologi</title>
	<link>https://leccopsicologi.it/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Il potere dell&#8217;accettazione</title>
		<link>https://leccopsicologi.it/psicologia/il-potere-dellaccettazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lunghi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Apr 2025 06:16:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://leccopsicologi.it/?p=2387</guid>

					<description><![CDATA[<p>Le tre emozioni che si manifestano più frequentemente in una situazione di frustrazione profonda rispetto a un obiettivo significativo sono: la tristezza, l’ansia la rabbia. Sebbene tutte e tre possano generare uno stato d’animo spiacevole, non sono per niente inutili né disadattive! L’accettazione è fondamentale per interrompere investimenti emotivi superflui e le emozioni negative collegate, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://leccopsicologi.it/psicologia/il-potere-dellaccettazione/">Il potere dell&#8217;accettazione</a> proviene da <a href="https://leccopsicologi.it">Lecco Psicologi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le <strong>tre emozioni</strong> che si manifestano più frequentemente in una situazione di frustrazione profonda rispetto a un obiettivo significativo sono:</p>
<ul>
<li><strong>la tristezza,</strong></li>
<li><strong>l’ansia</strong></li>
<li><strong>la rabbia.</strong></li>
</ul>
<p>Sebbene tutte e tre possano generare uno stato d’animo spiacevole, non sono per niente inutili né disadattive!</p>
<p><strong>L’accettazione</strong> è fondamentale per interrompere investimenti emotivi superflui e le emozioni negative collegate, permettendo di <strong>ristabilire un nuovo equilibrio</strong> e di evitare che il danno si ripeta. In sintesi, l’accettazione è un meccanismo prezioso per un uso razionale delle proprie risorse.</p>
<p>L’accettazione sostiene un comportamento che consiste nel <strong>fermare attività che non portano a nulla di utile</strong>, senza negare che le emozioni negative come tristezza, ansia e rabbia non possano avere un valore.</p>
<p>Secondo il modello di <strong>Acceptance and Commitment Therapy (ACT)</strong>, ciò che favorisce il cambiamento e il <strong>benessere psicologico</strong> è un insieme di abilità legate all’accettazione e all’impegno. Questi atteggiamenti, se praticati e mantenuti nel tempo, conducono a una <strong>maggiore flessibilità psicologica</strong> e, di conseguenza, a un <strong>miglioramento del benessere</strong>. Si cerca di <strong>promuovere l’accettazione dei pensieri e delle emozioni</strong> per quello che sono e di incoraggiare l’adozione di azioni che aiutino a <strong>vivere una vita soddisfacente e appagante</strong>.</p>
<p>L’accettazione si fonda sull’idea che, nel tentativo di liberarsi dal dolore, si finisce spesso per intensificarlo, rimanendo intrappolati in esso e trasformando l’esperienza in qualcosa di traumatico.<br />
Accettare non implica rassegnazione, passività o semplice tolleranza, ma piuttosto significa <strong>rinunciare a tentativi di risoluzione inefficaci e accogliere ciò che la vita ci presenta</strong>, riconoscendo che stiamo proseguendo verso ciò che desideriamo per la nostra vita.</p>
<p>L'articolo <a href="https://leccopsicologi.it/psicologia/il-potere-dellaccettazione/">Il potere dell&#8217;accettazione</a> proviene da <a href="https://leccopsicologi.it">Lecco Psicologi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I Disturbi Emotivi Comuni</title>
		<link>https://leccopsicologi.it/psicologia/i-disturbi-emotivi-comuni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lunghi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Nov 2022 09:00:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://leccopsicologi.it/?p=2374</guid>

					<description><![CDATA[<p>I Disturbi Emotivi Comuni (DEC) sono patologie molto frequenti anche tra gli adolescenti. Si tratta di stati d&#8217;ansia o depressivi, lievi o moderati, oppure condizioni di stress cronico, insonnia, paure immotivate (fobie), idee ossessive, sintomi corporei di origine psicologica, ecc. Anche se considerati disturbi &#8220;minori&#8221;, i DEC possono causare una significativa sofferenza nel soggetto e [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://leccopsicologi.it/psicologia/i-disturbi-emotivi-comuni/">I Disturbi Emotivi Comuni</a> proviene da <a href="https://leccopsicologi.it">Lecco Psicologi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I <strong>Disturbi Emotivi Comuni (DEC)</strong> sono patologie molto frequenti anche tra gli <strong>adolescenti</strong>. Si tratta di <strong>stati d&#8217;ansia o depressivi</strong>, lievi o moderati, oppure condizioni di stress cronico, insonnia, paure immotivate (fobie), idee ossessive, sintomi corporei di origine psicologica, ecc.</p>
<p>Anche se considerati <strong>disturbi &#8220;minori&#8221;</strong>, i DEC possono causare una significativa sofferenza nel soggetto e nella propria famiglia.</p>
<p>È importante che vengano non solo riconosciuti, ma anche <strong>valutati attentamente</strong> poiché a volte essi rappresentano la prima manifestazione di un disturbo psichiatrico &#8220;maggiore&#8221;.</p>
<p>I disturbi emotivi comuni producono diversi sintomi appartenenti a tre aree principali: emotiva, cognitiva e somatica.</p>
<ul>
<li>I principali <strong>sintomi della sfera emotiva</strong> sono l’umore depresso, cioè triste, sfiduciato, disperato e l’ansia, che può manifestarsi come una continua sensazione di paura e di minaccia, oppure attraverso crisi di panico caratterizzate da una acuta paura di morire o d’impazzire accompagnata a sintomi fisici come batticuore, mancanza d’aria, vertigine ed altro; oppure ancora con l’impulso incontrollabile a ricorrere a pensieri o gesti ripetuti (rituali ossessivi) con lo scopo di controllare l’angoscia.</li>
<li><strong>I sintomi cognitivi</strong> riguardano la difficoltà a concentrarsi e a ricordare e, in generale, la riduzione della capacità del soggetto di produrre qualsiasi tipo di prestazione.</li>
<li><strong>I sintomi somatici</strong> sono principalmente: disturbi del sonno, alterazioni dell’appetito, disfunzioni sessuali e sensazioni dolorose che possono interessare tutte le zone corporee.</li>
</ul>
<p><strong>Questi disturbi sono risolvibili</strong>, purché siano valutati e affrontati con gli <strong>strumenti terapeutici</strong> più appropriati per quello specifico disagio e per quella specifica persona.</p>
<p>L'articolo <a href="https://leccopsicologi.it/psicologia/i-disturbi-emotivi-comuni/">I Disturbi Emotivi Comuni</a> proviene da <a href="https://leccopsicologi.it">Lecco Psicologi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Lo sapevi che: non c’è nulla di cui vergognarsi se tuo figlio si masturba?</title>
		<link>https://leccopsicologi.it/psicologia/lo-sapevi-che-non-ce-nulla-di-cui-vergognarsi-se-tuo-figlio-si-masturba/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lunghi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jun 2022 08:00:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://leccopsicologi.it/?p=2339</guid>

					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://leccopsicologi.it/psicologia/lo-sapevi-che-non-ce-nulla-di-cui-vergognarsi-se-tuo-figlio-si-masturba/">Lo sapevi che: non c’è nulla di cui vergognarsi se tuo figlio si masturba?</a> proviene da <a href="https://leccopsicologi.it">Lecco Psicologi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="et_pb_section et_pb_section_0 et_section_regular" >
				
				
				
				
				
				
				<div class="et_pb_row et_pb_row_0">
				<div class="et_pb_column et_pb_column_4_4 et_pb_column_0  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough et-last-child">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_0  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><p>I bambini solitamente esplorano i loro genitali verso la fine del primo anno di vita, perché sono parti più difficili da vedere rispetto ad altre, come mani o piedi. Spesso i bambini si toccano i genitali perché provano piacere o perché è una strategia autoconsolatoria quando sono arrabbiati o agitati.</p>
<h2 style="font-size: 30px; line-heigt: 40px;"><strong>La masturbazione infantile è assolutamente normale</strong></h2>
<p>Quindi la masturbazione infantile è assolutamente normale e può presentarsi sin da piccoli. Già dai due anni di vita va accettata con serenità, sapendo che rappresenta una forma di consolazione a cui il bambino può ricorrere nei momenti di noia, stanchezza, solitudine. Il bambino che si masturba non prova imbarazzo perché non ha ancora il nostro senso del pudore, che inizia a presentarsi dal terzo/quarto anno di età, quando la masturbazione viene praticata in situazioni più “intime”.</p>
<h2 style="font-size: 30px; line-heigt: 40px;"><strong>Che cosa può fare il genitore se il figlio si masturba?</strong></h2>
<p>È fondamentale la reazione dell’adulto a quello che vede, perché una risposta punitiva o aggressiva rischia di generare nel bambino dei tabù o delle reazioni negative nei confronti della sessualità, che fa parte del normale sviluppo evolutivo.</p>
<p>Cogliete l’occasione per parlare con i vostri figli del loro corpo e della loro sessualità, inserendola anche in un contesto relazionale (mamma e papà si amano e da questo amore sei nato tu); come insegnate loro a non mettere le dita nel naso in pubblico, fate lo stesso con la masturbazione che non deve avvenire davanti ad altre persone.</p>
<p>Se la masturbazione viene praticata frequentemente può essere segno di un disagio a cui il bambino sa rispondere solo attraverso il suo corpo. In questo caso può essere necessaria una consulenza specifica.</p></div>
			</div>
			</div>
				
				
				
				
			</div>
				
				
			</div>
<p>L'articolo <a href="https://leccopsicologi.it/psicologia/lo-sapevi-che-non-ce-nulla-di-cui-vergognarsi-se-tuo-figlio-si-masturba/">Lo sapevi che: non c’è nulla di cui vergognarsi se tuo figlio si masturba?</a> proviene da <a href="https://leccopsicologi.it">Lecco Psicologi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Lo sapevi che esistono 8 tipi di fame?</title>
		<link>https://leccopsicologi.it/psicologia/lo-sapevi-che-esistono-8-tipi-di-fame/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lunghi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 May 2022 07:28:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://leccopsicologi.it/?p=2355</guid>

					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://leccopsicologi.it/psicologia/lo-sapevi-che-esistono-8-tipi-di-fame/">Lo sapevi che esistono 8 tipi di fame?</a> proviene da <a href="https://leccopsicologi.it">Lecco Psicologi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="et_pb_section et_pb_section_1 et_section_regular" >
				
				
				
				
				
				
				<div class="et_pb_row et_pb_row_1">
				<div class="et_pb_column et_pb_column_4_4 et_pb_column_1  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough et-last-child">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_1  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><ol>
<li style="list-style-type: none;">
<ol>
<li style="list-style-type: none;">
<ol>
<li><strong>Fame del cuore<br /></strong>La fame del cuore, è quella che ci fa mangiare per riempire un vuoto che non è quello dello stomaco, ma del cuore. È quella che ci porta a cambiare il nostro umore attraverso il cibo, il cibo è antidolorifico emotivo.<br />____</li>
<li><strong>Fame degli occhi</strong><br />La fame degli occhi, un cibo colorato o ben impiattato attrae e questo attiva l’aquilina in bocca!<br />____</li>
<li><strong>Fame del tatto</strong><br />La fame del tatto, permettersi di sentire in maniera consapevole il cibo con le mani, la bocca, la lingua, aumenta il piacere di cibarsi.<br />____</li>
<li><strong>Fame delle orecchie</strong><br />La fame delle orecchie, quando senti parlare i cibi che mangi. Che rumore fanno?<br />____</li>
<li><strong>Fame dello stomaco</strong><br />La fame dello stomaco, quando c’è una sensazione di vuoto che dobbiamo riempire mangiando.<br />____</li>
<li><strong>Fame della bocca</strong><br />La fame della bocca, il cui obiettivo è quello di ricevere sensazioni piacevoli indipendentemente dalla genetica, ma per abitudini familiari, culturali e dai condizionamenti.<br />____</li>
<li><strong>Fame cellulare<br /></strong>La fame cellulare, è la fase fisiologica e rappresenta il motivo principale per cui mangiamo, soprattutto quando iniziamo a sentirci deboli.<br />____</li>
<li><strong>La fame della mente</strong><br />La fame della mente, si basa su pensieri (dovrei, non dovrei, potrei…), attiva il giudice critico interiore. Tutti noi sviluppiamo nel tempo etichette applicandole ai cibi (cibi sani, spazzatura, concessi, proibiti…)</li>
</ol>
</li>
</ol>
</li>
</ol></div>
			</div>
			</div>
				
				
				
				
			</div>
				
				
			</div>
<p>L'articolo <a href="https://leccopsicologi.it/psicologia/lo-sapevi-che-esistono-8-tipi-di-fame/">Lo sapevi che esistono 8 tipi di fame?</a> proviene da <a href="https://leccopsicologi.it">Lecco Psicologi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Consigli per aiutare i figli a scegliere la scuola superiore</title>
		<link>https://leccopsicologi.it/psicologia/consigli-per-aiutare-i-figli-a-scegliere-la-scuola-superiore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lunghi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Dec 2021 13:55:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://leccopsicologi.it/?p=2296</guid>

					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://leccopsicologi.it/psicologia/consigli-per-aiutare-i-figli-a-scegliere-la-scuola-superiore/">Consigli per aiutare i figli a scegliere la scuola superiore</a> proviene da <a href="https://leccopsicologi.it">Lecco Psicologi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="et_pb_section et_pb_section_2 et_section_regular" >
				
				
				
				
				
				
				<div class="et_pb_row et_pb_row_2">
				<div class="et_pb_column et_pb_column_4_4 et_pb_column_2  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough et-last-child">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_2  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><h2 style="font-size: 35px;"><strong>Dopo le scuole medie, cosa faccio?</strong></h2>
<p>L’ingresso nella scuola media superiore determina concretamente il passaggio dalla preadolescenza all’adolescenza vero e propria. Ecco allora che la scelta della scuola secondaria di II grado non è cosa semplice, essa rappresenta infatti un vero e proprio momento di bilancio e ridefinizione delle dinamiche familiari.</p>
<p>Mentre nell’infanzia la gestione della vita scolastica dei figli riguardava prevalentemente la rete insegnanti-famiglia, con l’ingresso nella preadolescenza la rete sociale del giovane si allarga alle nuove relazioni amicali e il peso della scelta si sposta prevalentemente sul ragazzo, lasciando meno controllo ai genitori, considerando l’emergente <strong>bisogno di autonomia del figlio</strong>.</p>
<p>Quando ai ragazzi della scuola secondaria di primo grado viene chiesto di scegliere la scuola superiore, troppo spesso non viene considerata la <strong>complessità del compito richiesto</strong>; scegliere il proprio futuro scolastico significa essere consapevoli di sé, delle proprie capacità, dei propri limiti, dei propri interessi, significa essere in possesso di capacità di <strong><em>decision making</em></strong>, essere in grado di considerare anche aspetti più prettamente sociologici, quali il contesto lavorativo, socio – economico e culturale nel quale si è inseriti, la disponibilità delle scuole e così via. In altre parole, potremmo dire che il ragazzo viene chiamato a fare una sintesi tra fattori interni, psicologici e fattori esterni, culturali; questo non per tutti può essere un compito semplice!</p>
<p>Riconoscendo l’importanza di questa scelta e di questo momento evolutivo, in molte scuole è previsto un percorso di <strong>orientamento scolastico</strong>, attraverso il quale si offre ai ragazzi e alle loro famiglie un supporto psicologico e tecnico, volto ad indagare le abilità cognitive, gli interessi personali, la modalità di approccio allo studio e l’autostima; variabili che devono essere considerate al fine di poter fare una scelta appropriata e matura.</p>
<p>Una cosa rassicurante c’è: i vostri figli non saranno soli in questa scelta! Ci sono insegnanti, qualche esperto, ma soprattutto ci siete voi genitori.</p>
<h3 style="font-size: 28px; line-height: 35px;"><strong>Qual è il ruolo dei genitori nell’accompagnare il proprio figlio o i propri figli nella scelta delle superiori?</strong></h3>
<p>Sono due le posizioni estreme da evitare: da una parte i genitori che cercano di sostituirsi al figlio, dicendo <em>è troppo immaturo per scegliere quindi ci pensiamo noi</em> e dall’altra i genitori che invece si allontanano troppo in questa decisione, dichiarando <em>non vogliamo influenzarlo, lasciamo fare a lui.</em></p>
<p>Il ruolo del genitore è quello di <strong>accompagnare</strong>, affiancare i figli nella scelta scolastica, aiutandoli a sviluppare le capacità necessarie perché possano compiere una scelta consapevole e serena. Come? Ecco <strong>alcuni consigli</strong>:</p>
<ul>
<li>Coinvolgere i figli nelle attività decisionali di qualunque tipo (scelta di una macchina nuova, delle vacanze…), spiegando loro quali sono i criteri che si seguono per prendere una o l’altra decisione. Questo favorisce lo sviluppo della <strong>capacità di scelta</strong>.</li>
<li>Rendere consapevoli i figli delle proprie caratteristiche, rimandando loro, come fossimo uno specchio, i loro punti forza e quelli su cui possono migliorarsi. Questo consente al ragazzo di sviluppare una maggiore consapevolezza delle proprie <strong>attitudini e interessi</strong>, fondamentali per guidare una scelta.</li>
<li>Aiutare a recuperare e selezionare le <strong>informazioni principali</strong>, per esempio, accompagnando i vostri figli agli open day.</li>
</ul>
<p>Il ruolo degli adulti in generale e dei genitori in particolare è quello di garantire la sostenibilità dell’esperienza, la possibilità di verbalizzare eventuali dubbi o disagi fornendo loro diverse prospettive.</p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_cta_0 et_pb_promo  et_pb_text_align_center et_pb_bg_layout_dark">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_promo_description"><div><p>Se sei interessato ad approfondire l&#8217;argomento, contattaci ora! Risponderemo volentieri alle tue domande.</p></div></div>
				<div class="et_pb_button_wrapper"><a class="et_pb_button et_pb_promo_button" href="https://leccopsicologi.it/contatti/">Contattaci ora</a></div>
			</div>
			</div>
				
				
				
				
			</div>
				
				
			</div>
<p>L'articolo <a href="https://leccopsicologi.it/psicologia/consigli-per-aiutare-i-figli-a-scegliere-la-scuola-superiore/">Consigli per aiutare i figli a scegliere la scuola superiore</a> proviene da <a href="https://leccopsicologi.it">Lecco Psicologi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>EMDR – Cos’è?</title>
		<link>https://leccopsicologi.it/formazione/emdr-cose/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin_aglaia]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 May 2021 13:55:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Formazione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://leccopsicologi.it/?p=2290</guid>

					<description><![CDATA[<p>“L’EMDR è un metodo psicoterapico strutturato che facilita il trattamento di diverse psicopatologie e problemi legati sia ad eventi traumatici, che a esperienze più comuni ma emotivamente stressanti.” Si tratta di un approccio psicoterapico interattivo e standardizzato, scientificamente dimostrato. Questa terapia permette di affrontare i ricordi non elaborati, che possono generare molto disagio. Attraverso l’EMDR [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://leccopsicologi.it/formazione/emdr-cose/">EMDR – Cos’è?</a> proviene da <a href="https://leccopsicologi.it">Lecco Psicologi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>“L’EMDR è un metodo psicoterapico strutturato che facilita il trattamento di diverse psicopatologie e problemi legati sia ad eventi traumatici, che a esperienze più comuni ma emotivamente stressanti.”</em><br />
Si tratta di un approccio psicoterapico interattivo e standardizzato, scientificamente dimostrato. Questa terapia permette di affrontare i ricordi non elaborati, che possono generare molto disagio. Attraverso l’EMDR la persona può accedere a informazioni più funzionali, che possono aiutare la <strong>memora traumatica</strong> ad elaborare i suoi contenuti, fino a quel momento “congelati”.</p>
<p><strong>Ma in cosa consiste questa terapia?</strong><br />
La terapia EMDR sfrutta i movimenti oculari alternati, in questo modo favorisce una migliore comunicazione tra i due emisferi cerebrali: destro, emotivo e irrazionale e sinistro, deputato all’elaborazione più saggia e razionale.<br />
Diverse sono le ricerche che hanno dimostrato come l’EMDR sia una terapia di comprovata efficacia nel trattamento di disturbi causati da eventi stressanti o traumatici come il disturbo da stress post-traumatico. quando una persona è esposta ad un evento traumatico, direttamente o indirettamente, o si è confrontata con un evento che ha implicato morte, minaccia di morte, mettendo a repentaglio la propria o altrui sicurezza, la risposta è quella di paura intensa, sentimenti di impotenza e, quindi, conseguente evitamento di stimoli o situazioni che possono ricondurre al trauma.<br />
Gli studi ci dicono che, a seguito di un evento stressante, si interrompe il normale modo di processare l’informazione da parte del cervello. Questo significa che memora, sensazioni, pensiero, percezioni emotive e fisiche non vengono integrate con altre esperienze e rimangono, per così dire, congelate. In altre parole, il ricordo dell’evento traumatico viene congelato e bloccato nella sua forma ansiogena iniziale, con la stessa intensità emotiva con cui è stato vissuto. Attraverso la tecnica dell’EMDR, partendo dall’evento traumatico, si facilita la rielaborazione e riscrittura dell’informazione, dell’esperienza, attenuando così le componenti emotive.</p>
<p>Il professionista che utilizza questa tecnica sa che l’impiego dell’EMDR non può prescindere dalla presenza di un’alleanza terapeutica, che deve essere solida per sostenere al meglio il paziente in questa delicata fase di rielaborazione.</p>
<p>L’EMDR non è limitata al trattamento di disturbi post-traumatici, ma si applica ad un’estesa varietà di fatiche, disagi, che possiamo definire come “traumi soggettivi”. Questa terapia può essere considerata come metodologia d’elite per il trattamento delle difficoltà emotive. Ogni problema emotivo che crei disagio psicologico infatti, è costituito da una componente fisiologica. L’EMDR consente di elaborare ricordi che altrimenti rimarrebbero non elaborati; con questa terapia l’evento traumatico oggettivo o soggettivo può trovare la sua giusta collocazione nella memoria.</p>
<p>Se ti riconosci in uno di questi disagi psicologici, forse stai vivendo un trauma soggettivo su cui è importante intervenire!</p>
<ul>
<li>Vivi in un frequente stato emotivo negativo unito o meno all’incapacità di provare emozioni positive;</li>
<li>Provi apatia nei confronti di eventi o persone;</li>
<li>Sei spesso irritabile o hai esplosioni di rabbia;</li>
<li>Sei ipervigile o allarmista;</li>
<li>Hai difficoltà del sonno, frequenti incubi o sogni ricorrenti.</li>
</ul>
<p>Puoi risolvere questi problemi e interrompere lo stress che ne deriva attraverso la terapia EMDR.</p>
<p>L'articolo <a href="https://leccopsicologi.it/formazione/emdr-cose/">EMDR – Cos’è?</a> proviene da <a href="https://leccopsicologi.it">Lecco Psicologi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Fibromialgia: malattia reumatica o psicologica?</title>
		<link>https://leccopsicologi.it/psicologia/fibromialgia-malattia-reumatica-o-psicologica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin_aglaia]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 May 2021 13:53:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://leccopsicologi.it/?p=2287</guid>

					<description><![CDATA[<p>La sindrome fibromialgica è caratterizzata da un dolore muscolo-scheletrico cronico, diffuso e da affaticamento. Il più delle volte i pazienti affetti da fibromialgia descrivono il dolore percepito in tutto il corpo come ”bruciante” e associato a contratture muscolari.  La sua intensità può variare nei giorni e all’interno della stessa giornata colpendo soprattutto le aree del [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://leccopsicologi.it/psicologia/fibromialgia-malattia-reumatica-o-psicologica/">Fibromialgia: malattia reumatica o psicologica?</a> proviene da <a href="https://leccopsicologi.it">Lecco Psicologi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La sindrome fibromialgica è caratterizzata da un dolore muscolo-scheletrico cronico, diffuso e da affaticamento. Il più delle volte i pazienti affetti da fibromialgia descrivono il dolore percepito in tutto il corpo come ”bruciante” e associato a contratture muscolari.  La sua intensità può variare nei giorni e all’interno della stessa giornata colpendo soprattutto le aree del corpo sottoposte a maggior sforzo (arti inferiori, collo, spalle). Oltre al dolore e all’affaticamento, le persone affette da fibromialgia riferiscono numerosi altri sintomi che coinvolgono diversi organi e apparati che possono diventare la problematica principale. Alcuni sintomi tipicamente riferiti sono:</p>
<ul>
<li>Cefalea;</li>
<li>dolore toracico;</li>
<li>rigidità muscolare;</li>
<li>sensazione di gonfiore, soprattutto sulle zone periferiche;</li>
<li>parestesie;</li>
<li>alterazioni cutanee;</li>
<li>disturbi gastrointestinali;</li>
<li>difficoltà del sonno;</li>
<li>difficoltà di concentrazione;</li>
<li>ansia;</li>
<li>depressione.</li>
</ul>
<p>Secondo Mahony, psicologo esperto di fibromialgia, un criterio frequentemente riscontrato nella storia di questi pazienti è quello di aver vissuto un  evento traumatico pregresso  di forte intensità. <strong>La psicologia psicosomatica</strong> si fonda proprio su questo assunto: stress cronici  o  eventi fortemente traumatici, se non possono venire elaborati a livello psicologico, esprimeranno <a href="https://www.crescita-personale.it/articoli/crescita-personale/disagio-psicologico/dolore-psicosomatico.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> il dolore psichico attraverso alterazioni somatiche.</a></p>
<p>È possibile riconoscere anche una dimensione sociale della fibromialgia, infatti, chi soffre di questa patologia riferisce difficoltà relazionali (amici, familiari), una riduzione dell’attivazione comportamentale nel quotidiano e dell’attività fisica. La  fibromialgia  può dunque essere definita come una sindrome clinica dai sintomi eterogenei, in cui la componente ansioso-depressiva è un correlato classico e dominante. La fibromialgia può causare un effetto domino che non risparmia il lavoro, la famiglia, la comunità, la vita di coppia e la percezione del futuro. Pertanto, la psicoterapia può essere un utile strumento nell&#8217;affrontare il dolore cronico, realmente sentito e non solo immaginato, che contraddistingue tale patologia. In particolare diventa essenziale favorire <strong>lo sviluppo dell’autoefficacia</strong> della persona, ovvero la capacità di percepirsi come efficace nella gestione dei sintomi, attraverso strategie fisiche e mentali. Si è osservato che la modalità di pensiero disfunzionale definita “catastrofismo” è frequente nei soggetti con fibromialgia e si associa ad un aumento dell’intensità dei sintomi e ad una maggiore compromissione della funzionalità. Per questi motivi, poter agire sui pensieri e sulle emozioni che ne derivano diventa fondamentale.<br />
Inoltre negli ultimi anni, l’introduzione della mindfulness ha apportato ulteriori benefici, aiutando il soggetto a non farsi prigioniero delle proprie rimuginazioni che tendono al contrario ad amplificare le emozioni negative.  Un intervento multidisciplinare quindi potrebbe rappresentare una valido aiuto nell’affrontare questa malattia   con un conseguente miglioramento della qualità di vita.</p>
<p>È importante essere consapevoli che la  fibromialgia è una patologia al <strong>confine tra cervello e mente</strong>, emozioni e cognizione e pertanto richiede <strong>sensibilità clinica</strong>, multi-professionalità, affinchè si crei un’alleanza terapeutica che consideri la dimensione psicologica, psicosomatica, oltrechè medica, della patologia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://leccopsicologi.it/psicologia/fibromialgia-malattia-reumatica-o-psicologica/">Fibromialgia: malattia reumatica o psicologica?</a> proviene da <a href="https://leccopsicologi.it">Lecco Psicologi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I rischi della DAD per gli adolescenti</title>
		<link>https://leccopsicologi.it/formazione/rischi-dad-adolescenti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin_aglaia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Apr 2021 07:27:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Formazione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://leccopsicologi.it/?p=2283</guid>

					<description><![CDATA[<p>“I tentativi di suicidio e autolesionismo sono aumentati del 30%“. Dal mese di ottobre ad oggi, quindi con l’inizio della seconda ondata, si è notato “un notevole rialzo degli accessi al pronto soccorso con disturbo psichiatrico, nel 90% dei casi sono giovani tra i 12 e i 18 anni che hanno cercato di togliersi la vita” (Vicari, 2020). [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://leccopsicologi.it/formazione/rischi-dad-adolescenti/">I rischi della DAD per gli adolescenti</a> proviene da <a href="https://leccopsicologi.it">Lecco Psicologi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>“I tentativi di suicidio e autolesionismo sono aumentati del 30%“. Dal mese di ottobre ad oggi, quindi con l’inizio della seconda ondata, si è notato “un notevole rialzo degli accessi al pronto soccorso con disturbo psichiatrico, nel 90% dei casi sono giovani tra i 12 e i 18 anni che hanno cercato di togliersi la vita”</em> (Vicari, 2020).</p>
<p>È risaputo che la scuola è una palestra di vita, un ammortizzatore sociale per i conflitti relazionali e adolescenziali; nella scuola ognuno di noi ha sperimentato i primi amori, i primi litigi, ha condiviso segreti e confessato esperienze positive e negative. Solo con gli amici, durante questa delicata fase evolutiva, ci si trova bene a parlare, a condividere aspetti della propria vita, perché non ci si sente soli. Per i più fortunati a scuola s’incontrano anche professori che diventano punto di riferimento, persone che, in alcune situazioni, “salvano” e che insegnano a vivere, oltrechè a studiare.</p>
<p>Oggi, con questa pandemia, questo <strong>ancoraggio sociale</strong> sta mancando, e i ragazzi ne risentono. Come? Diventano aggressivi, irascibili, irritabili, si chiudono sempre più nella loro stanza e non hanno voglia di uscire.</p>
<p>L’isolamento sociale e relazionale ha subito un’impennata nell’ultimo anno. Se già prima della pandemia era risaputo che i giovani preferivano la vita virtuale a quella reale, oggi, questa triste verità, gli è stata praticamente ordinata. Questo riduce ai minimi termini, fino anche ad annullare, la <strong>capacità di sapersi relazionare</strong>, di sapersi accorgere degli altri e, prima ancora, di se stessi. Com’è noto, la fase adolescenziale è quella in cui si costruisce la propria identità, si percepiscono i cambiamenti, ci si piace e non ci si piace, in cui si cerca di capire chi si è e come si vorrebbe essere. In questo periodo evolutivo, già delicato da un punto di vista psicologico, il vero fare scuola, dove s’impara ad adattarsi al contesto, a conoscersi e riconoscersi, viene meno.</p>
<p>Il periodo attuale, diffondendo uno stato comune di allerta, ansia e incertezza, ha portato a galla sintomi ansioso-depressivi presenti in precedenza. Questo <strong>isolamento forzato, reclusione obbligata,</strong> all’interno di un ambiente che l’adolescente sente stretto, può generare un carico cognitivo, un aumento di stress, ansia, preoccupazione e rabbia che può portare al compimento di scelte drastiche come il suicidio.</p>
<p>Tutti i figli desiderano essere fonte di orgoglio e soddisfazione per i propri genitori, questo non li rende sempre liberi nell’esprimere le loro perplessità e le loro paure. Può dunque accadere che i ragazzi si trovino in uno stato estremo, pensando che l’unica soluzione per eliminare quel rumore atroce nella loro mente sia porre fine alla loro vita.</p>
<p>Mai come ora è quindi fondamentale <strong>creare una rete</strong>, un supporto tra tutti gli adulti che ruotano intorno al ragazzo: insegnanti, allenatori, genitori, parenti stretti; porre attenzione alle abitudini alimentari, alla modificazione dei ritmi sonno-veglia è importantissimo. Creare un <strong>contenitore d’ascolto</strong> non giudicante e interessato in cui poter esprimere le loro emozioni, partendo, perché no, dalle vostre.</p>
<p>L'articolo <a href="https://leccopsicologi.it/formazione/rischi-dad-adolescenti/">I rischi della DAD per gli adolescenti</a> proviene da <a href="https://leccopsicologi.it">Lecco Psicologi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Crescere anche a distanza</title>
		<link>https://leccopsicologi.it/formazione/crescere-anche-a-distanza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin_aglaia]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Mar 2021 08:12:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Formazione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://leccopsicologi.it/?p=2280</guid>

					<description><![CDATA[<p>Quando va bene se ne parla poco… Mi riferisco ai bambini, ai più piccoli, che sono tra le vittime dell’emergenza sanitaria che rischiano di riportare i danni più duraturi. David Lazzari, presidente del Consiglio nazionale dell’ordine degli psicologi (Cnop), dichiara: “l’eccessivo utilizzo di dad nella scuola dell’infanzia e primaria può limitare l’apprendimento, ostacolare la regolazione [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://leccopsicologi.it/formazione/crescere-anche-a-distanza/">Crescere anche a distanza</a> proviene da <a href="https://leccopsicologi.it">Lecco Psicologi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Quando va bene se ne parla poco… Mi riferisco ai bambini, ai più piccoli, che sono tra le vittime dell’emergenza sanitaria che rischiano di riportare i danni più duraturi.</p>
<p>David Lazzari, presidente del Consiglio nazionale dell’ordine degli psicologi (Cnop), dichiara: <em>“l’eccessivo utilizzo di dad nella scuola dell’infanzia e primaria può limitare l’apprendimento, ostacolare la regolazione emotiva, cognitiva e comportamentale. Con una ridotta capacità di concentrazione, una minore curiosità e autocontrollo, con sintomi di ansia e depressione”.</em></p>
<p>Tantissimi sono i genitori che incontro e che, parlando del proprio figlio, esordiscono dicendo “<em>in questo periodo si è spento”, “<strong>parla poco, si racconta poco”</strong>,</em> oppure <strong>“<em>è molto irascibile, ha molta meno pazienza”</em></strong>… Queste e molte altre frasi fanno capire quanto grande sia il disagio che i più piccoli stanno manifestando, stanno somatizzando.</p>
<p><strong>La videolezione</strong>, soprattutto nella scuola dell’infanzia e primaria, è faticosissima! L’apprendimento prevede un insieme di competenze cognitive, relazionali, comportamentali che nella dimensione virtuale si perdono. Questa è una consapevolezza ormai propria di ciascuno. Forse serve a poco concentrarsi su quello che si sta perdendo, ma potrebbe essere d’aiuto pensare e quello che si può ottimizzare in questa situazione. <em>Si ma cosa?</em> Direte voi…</p>
<p>In questo momento, più che mai, diventa fondamentale, sia per gli insegnanti che per i genitori, puntare sulla competenza, più che sulla didattica: le materie che prendono forma, le materie che entrano in azione. Far vivere al bambino esperienze concrete e costruttive, che formano più che stare ore e ore davanti a uno schermo, è un’occasione preziosa! Questo anche a distanza è possibile.</p>
<ul>
<li>Fare in modo che il bambino possa <strong>osservare, accorgersi</strong> di ciò che lo circonda; manipolare, sperimentare quello che gli viene spiegato. Questo permette di renderlo più attivo nelle lezioni, coinvolto e partecipe.</li>
<li>Può rendersi necessario <strong>affiancare</strong> il bambino durante le videolezioni, questo non è un passo indietro, non significa violare un suo spazio! Permette invece all’alunno di rimanere sintonizzato. Generalmente è efficace alternare momenti di supporto e affiancamento, a momenti in cui il bambino viene lasciato in autonomia.</li>
<li>Creare delle <strong>pause</strong> tra una videolezione e un’altra, prima che il bambino sia saturo, anticipando così il suo essere esausto! Per ogni età evolutiva c’è una soglia attentiva da riconoscere e rispettare.</li>
<li>Aiutare il bambino ad avere <strong>cura</strong> dello spazio in cui svolge la sua dad, sistemandolo insieme. È un luogo speciale, dove sta imparando cose nuove!</li>
<li>Creare momenti di <strong>svago</strong> e gioco all’aria aperta, che possano obbligare il bambino a staccarsi dallo schermo luminoso.</li>
<li>Aiutarlo a organizzare delle brevi videochiamate con i suoi compagni, vivendo così quella dimensione relazionale tanto desiderata.</li>
<li>Lanciare delle <em>sfide stimolanti</em> (la torta più bella, il disegno più colorato, chi raccoglie più segni della primavera…), che mettano il bambino nella condizione di sperimentarsi e sperimentare.</li>
</ul>
<p>Anche in questa situazione il bambino impara qualcosa di nuovo e, come dice Leo Buscaglia, <strong><em>ogni volta che impariamo qualcosa di nuovo, noi stessi diventiamo qualcosa di nuovo</em></strong>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://leccopsicologi.it/formazione/crescere-anche-a-distanza/">Crescere anche a distanza</a> proviene da <a href="https://leccopsicologi.it">Lecco Psicologi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Alleniamo il nostro cervello ad essere Felice!</title>
		<link>https://leccopsicologi.it/psicologia/alleniamo-il-nostro-cervello-ad-essere-felice/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin_aglaia]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Mar 2021 13:32:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://leccopsicologi.it/?p=2276</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il 20 marzo si celebra la giornata mondiale della Felicità. Ma cos’è la felicità? È davvero difficile definirla! Se chiedessimo alle persone che ci circondano cos’è la felicità, otterremmo probabilmente risposte diverse. Per alcuni la felicità è un’emozione, per altri una condizione soggettiva, per altri ancora coincide con il momento in cui si possiede qualcosa [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://leccopsicologi.it/psicologia/alleniamo-il-nostro-cervello-ad-essere-felice/">Alleniamo il nostro cervello ad essere Felice!</a> proviene da <a href="https://leccopsicologi.it">Lecco Psicologi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il 20 marzo si celebra la giornata mondiale della Felicità. Ma cos’è la felicità? È davvero difficile definirla! Se chiedessimo alle persone che ci circondano cos’è la felicità, otterremmo probabilmente risposte diverse. Per alcuni la felicità è un’emozione, per altri una condizione soggettiva, per altri ancora coincide con il momento in cui si possiede qualcosa che si è sempre desiderato…</p>
<p>Definire la felicità è un’impresa ardua, anche per la scienza! Con sicurezza di può dire che la felicità è qualcosa a cui ognuno di noi mira e il modo in cui non la interpretiamo influenza come viviamo la nostra quotidianità. Potremmo considerare la felicità come quella sensazione che si prova quando non si può fare a meno di sorridere; genera infatti un senso di <strong>benessere, soddisfacimento e appagamento.</strong></p>
<p>Daniel Gilbert, psicologo e ricercatore, ha individuato diversi tipi di felicità:</p>
<ul>
<li><strong>Felicità emotiva,</strong> ovvero quella sensazione affettiva determinata da qualcosa di oggettivo, concreto, presente nel mondo reale. Si può essere felici per un film, per un dolce, per una festa</li>
<li><strong>Felicità morale,</strong> che si prova quando la sensazione positiva che ne deriva è generata dall’aver compiuto un’azione eticamente valida.</li>
<li><strong>Felicità legata al giudizio,</strong> che si prova quando si formula un giudizio sul mondo, sugli atri; per esempio quando si è felici per l’amica che si sta per sposare.</li>
</ul>
<p>Ma, a prescindere dal tipo di felicità, cosa ci rende felici? Cosa ci fa vivere bene?<br />
Ecco quali sono i fattori predittivi del vivere felici:</p>
<ul>
<li>Una dose costante di azioni di generosità;</li>
<li>Riconoscere le cose che ci gratificano e poterci pensare prima di addormentarci;</li>
<li>Alimentare un atteggiamento di gratitudine generale, che genera felicità anche a lungo termine;</li>
<li>Condividere le nostre nuove esperienze con qualcuno a cui vogliamo bene;</li>
</ul>
<p>Diverse ricerche hanno dimostrato che il 50% della nostra felicità, o infelicità, è genetica, mentre il 40% è determinato dalla nostra mente e dai nostri pensieri. <strong>Essere felici dipende anche e soprattutto da noi stessi!</strong> Tutti noi viviamo emozioni negative e positive. È noto che, con il tempo, le emozioni positive ci aiutano a circondarci di amici ed essere benvoluti, apprendendo nuove abilità e competenze che migliorano la nostra vota.</p>
<p>Richard Wiseman ha spiegato un particolare funzionamento del nostro cervello: non sorridiamo perché siamo felici, ma siamo felici perché sorridiamo. In altre parole è quello che facciamo a determinare il nostro stato d’animo, siamo padroni di come ci sentiamo. Quindi per essere felici bisogna voler essere felice, sorridendo prima di averne un motivo. Essere felici non è facile, occorre un costante allenamento del nostro cervello per imparare ad esserlo. Cosa aspettate? Iniziate a sorridere, non serve un motivo!</p>
<p>L'articolo <a href="https://leccopsicologi.it/psicologia/alleniamo-il-nostro-cervello-ad-essere-felice/">Alleniamo il nostro cervello ad essere Felice!</a> proviene da <a href="https://leccopsicologi.it">Lecco Psicologi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
